Dimissioni del sindaco Galiano, ecco cosa succede adesso a Consiglio e Giunta

25/09/2026

Con la formalizzazione dell'atto di dimissioni del sindaco Marco Galiano, si apre ora uno scenario istituzionale ben delineato dal Testo Unico degli Enti Locali (TUEL), che prevede tappe forzate e conseguenze dirette sia per la guida della città sia per gli stessi amministratori locali.
Le tre settimane del "limbo", ovvero 20 giorni di riflessione: secondo quanto previsto dall’articolo 53 del TUEL, le dimissioni del sindaco non producono effetti immediati. Da oggi scatta infatti un periodo di 20 giorni durante il quale il primo cittadino ha la facoltà di revocare la propria decisione. Fino al 15 ottobre, dunque, l'amministrazione resta formalmente in carica per l'ordinaria amministrazione sotto la guida del vicesindaco Tommaso Laurora, supportato dalla Giunta e dal Consiglio comunale. Si tratta di una finestra temporale in cui le forze politiche tenteranno verosimilmente le ultime mediazioni per ricucire lo strappo.

Dal 16 ottobre scatta il commissariamento e lo stop ai compensi: qualora il sindaco Galiano non dovesse fare un passo indietro entro il termine del 15 ottobre, le dimissioni diventeranno irrevocabili a partire dal 16 ottobre. A quel punto, l'iter burocratico sarà immediato.
Il Prefetto di Barletta-Andria-Trani disporrà la sospensione del Consiglio comunale.
Verrà nominato un commissario prefettizio, un funzionario statale che si insedierà a Palazzo di Città assumendo in sé i poteri di Sindaco, Giunta e Consiglio.
Il subentro del commissario segnerà anche il momento della decadenza economica per l'organigramma politico uscente. In conformità con il principio simul stabunt vel simul cadent (insieme stanno o insieme cadono), cesseranno immediatamente tutte le indennità di funzione percepite dagli assessori e dal vicesindaco, così come i gettoni di presenza destinati ai consiglieri comunali per le sedute e le commissioni, ponendo fine a ogni tipo di compenso.
Quanto durerà il commissariamento a Trani? Le tempistiche della crisi escludono la possibilità di elezioni a stretto giro. Essendo le dimissioni maturate in autunno, ben oltre la data spartiacque fissata per legge al 24 febbraio, il Comune di Trani non potrà usufruire di finestre elettorali ravvicinate. La città adriatica si appresta dunque a vivere un commissariamento lungo, della durata di circa 7-8 mesi. Il commissario prefettizio avrà il compito di traghettare la macchina amministrativa e gestire gli affari correnti fino alla prima tornata utile di elezioni amministrative, prevista per la primavera del 2027 (tra maggio e giugno), quando i tranesi saranno chiamati alle urne per eleggere il nuovo sindaco e il nuovo consiglio comunale.
Per comprendere le ragioni del clamoroso strappo di Marco Galiano , è necessario fare un passo indietro alle elezioni comunali del giugno 2026 . Galiano, stimato dirigente scolastico in aspettativa , era riuscito a imporsi al ballottaggio con una vittoria sul filo di lana: appena il 51% dei voti (circa 600 schede di distacco) contro il candidato del centrodestra Angelo Guarriello. Quella di Galiano era una candidatura nata per dare continuità a ben 11 anni consecutivi di governi cittadini di centrosinistra a Trani. Tuttavia, la coalizione a suo sostegno si è rivelata sin da subito un mosaico politico complesso e frammentato, unendo sigle come Partito Democratico, Alleanza Verdi e Sinistra (AVS), Italia Viva, Popolari e la civica PER . Un'alleanza orfana del Movimento 5 Stelle e costretta a trovare continui bilanciamenti interni.
La crisi, esplosa a soli quattro mesi dall'insediamento, ha toccato due nervi scoperti della politica tranese. Essendo Galiano un uomo di scuola, la delibera sull'assetto dei plessi cittadini era per lui una priorità identitaria. Lo scontro frontale in Giunta tra gli esponenti del PD e di AVS sulla fusione degli istituti — culminato il 23 settembre nelle proteste dei genitori per l'accorpamento della scuola "Rocca Bovio Palumbo D'Annunzio" con la "De Amicis" — è stato vissuto dal sindaco come una pesante sconfitta politica personale. Al di là del tema scolastico, a pesare sono state le forti pressioni esercitate dai partiti della stessa maggioranza per la gestione delle nomine nelle società partecipate del Comune . Le crescenti richieste di "poltrone" e visibilità politica hanno finito per saturare la pazienza del primo cittadino, spingendolo al gesto estremo delle dimissioni per non restare ostaggio dei veti incrociati.

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