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Di sua composizione è l'inno "Salve o Trani!" inciso su una tavola marmorea collocata nella Villa comunale:

Salve o Trani!
Quella tua lingua di terra entro il
mare con un monastero alla punta
è come una vedetta sull’avvenire la
torre del tuo duomo si slancia nel
cielo azzurro come un ideale i due
moli del tuo porto s’incurvano come
braccia che stringono una civiltà
Il tuo orto pubblico manda un
Saluto floreale all’oriente.

Il tuo popolo pulsa la terra che
non è arida se si veste di pampini i
tuoi uomini sono forti perché sono
tolleranti le tue donne ricordano
il profilo pelagico smentiscono la
leggenda della nostra inferiorità di
razza.

Salve o Trani!
Nel 1799 generasti i martiri che sui
patiboli consacrarono la libertà
dopo il 1848 empisti di galantuomini
le galere nel 1860 salvasti la
libertà irrompente da Quarto a
Marsala salve per le tue memorie
romane per le tue tavole marittime
per gli antichi sedili per la giovinezza
onde ti rimoderni nella
civiltà salve per l’avvenire
salve mater se la tua antichità
traduci in una giovinezza perfetta.

 

 

GIOVANNI BOVIO: giurista, filosofo e parlamentare

Il filosofo, politico, letterato Giovanni Bovio, onorato in quasi tutte le città del meridione con l'intitolazione di vie importanti o di piazze, nacque il 6 Febbraio 1837, da Nicola e da Chiara Pasquini. Trascorse la sua fanciullezza e la sua giovinezza a Trani, tra le ristrettezze economiche familiari e l'insaziabile sete di sapere che lo spingeva a leggere e, grazie ad una memoria prodigiosa, ad assimilare tutti i libri che poteva, attinenti al mondo classico, umanistico e filosofico. Viveva dando lezioni private di diritto, di letteratura e di filosofia, ma, all'età di ventitrè anni, dopo la pubblicazione del "Verbo novello, sistema di filosofia universale", dovette trasferirsi a Napoli, dove ebbe come suo primo amico il venerando giurista Luigi Zuppetta. Sotto il Ministero Minghetti, nel 1872, superando grandi ostilità e lotte acerbe, ottenne il pareggiamento della cattedra di Storia del Diritto all'Università di Napoli e nel 1875 conseguì la libera docenza nella filosofia del diritto. E' di questo periodo una sua lettera nella quale, accennando agli esami che dovette "subire" per poter continuare ad insegnare, ricorda che "se fosse stato giudice, non avrebbe approvato molti dei suoi esaminatori". Le sue lezioni all'Università, armonico compendio di erudizione e di eloquenza, esercitavano un autentico fascino sui giovani che accorrevano in massa, anche se appartenenti ad altre facoltà universitarie, per festeggiare ed acclamare il professore dalla vita socratica. Fu di carattere adamantino, di una rettitudine intemerata che incuteva rispetto anche nei suoi avversari ideologici più accaniti e, coerente sempre con le sue idee, visse la sua vita con calore di apostolo e di nobiltà di azione. Nel 1876 entrò nel Parlamento, per il collegio di Minervino Murge e, tranne una breve parentesi, vi rimase fino all'anno della sua morte, assurgendo al rango di filosofo della democrazia repubblicana. La sua multiforme attività può ricevere una caratterizzazione definita, laddove si colgano i quattro aspetti del suo infaticabile lavoro e della sua forte personalità: quelli di filosofo, di letterato e di insegnante, di oratore ed epigrafista, di uomo politico, che hanno fruttato non pochi "trattati" veri e propri riconducibili proprio alle sue poliedriche caratteristiche. Tra queste opere letterarie, degne di tal personaggio, non possiamo fare a meno di menzionare la tragedia "Urea" (1867), gli "Scritti letterari" (1875), oltre ad un gran numero di conferenze ed i suoi numerosissimi articoli letterari, scritti per i periodici napoletani e di altre città del Mezzogiorno. Come bene ha scritto il Carlini, la "forma epigrafica" è la caratteristica delle opere letterarie di G. Bovio, perché "lo stile concettoso, sentenzioso, dogmatico, amante dei paralleli e di antitesi, di formule riassuntive, di frasi corrette e breviloquenti, di definizioni tipiche e scultorie era l'espressione più naturale della sua mente". Enorme il successo ottenuto dal Bovio anche come oratore: infatti una ricca raccolta di discorsi e di conferenze è stata pubblicata, appunto a riprova della sua "ars oratoria", nel 1900, col titolo "Discorsi". Infine come uomo politico, Giovanni Bovio fu repubblicano e, nel tumulto delle idee seguito alla morte del Mazzini, seppe dare assetto ad un sistema filosofico della democrazia, che costituì il nucleo fondamentale della sua dottrina politica. Come parlamentare, s'impose subito all'attenzione della Camera, acquistando nell'intera Nazione la fama meritata di eloquente oratore. Quando la Camera dei Deputati era divisa da forti contrasti di opinioni, spesso gli interventi di Bovio valevano a riportare negli animi calma e serenità. Nel tumultuoso periodo degli scandali bancari, egli fece parte, sia pure riluttante, della famosa Commissione d'inchiesta, presieduta da Ennio Mordini. Possiamo attribuire alla sua attività di uomo politico i seguenti scritti: "Vetrina dei partiti politici in Europa-Uomini e Tempi" (vi si giudica con arguzia e serenità, gli uomini politici del tempo) e i "Discorsi politici illustrati da una dissertazione sul diritto di punire". Va sottolineato anche che forni', dalle sue opere drammatiche, soggetti per musica, e a questo proposito vanno ricordati i suoi lavori: Cristo alla festa di Purim musicato da G.Giannetti (Rio de Janero, Teatro Lirico, 16 Dic. 1905) riproposto al Vittorio Emanuele di Torino (3 dicembre 1905) e al Real Madrid (26 febbraio 19911). Scrisse ancora per il teatro Giordano Bruno, azione drammatica (1869) e le Scene Attiche de Il Socrate (Roma, 1902). Il Socrate fu dato al Teatro Comunale la sera del 12 Gennaio 1902, in serata di gala, alla presenza dell'autore in visita ufficiale a Trani. Il giorno prima, ne aveva diretto personalmente le prove, complimentandosi con gli interpreti. La domenica sera poi assistette dal palco reale, in compagnia del sindaco Carlo Neacha e di Ferdinando Lambert, tra le ovazioni calorose della platea. A fine rappresentazione gli fu offerto un pranzo di onore, in cui erano in 195 a sedere a tavola, fra un succedersi di brindisi a cui Bovio rispose con il suo magistrale Saluto a Trani. Dopo aver fatto trepidare l'Italia per un lungo periodo, a causa delle sue condizioni di salute, Giovanni Bovio muore a Napoli il 15 Aprile 1903.

 
 

ORAZIO PALUMBO: avvocato e storiografo

Orazio Palumbo nacque a Trani il 30 giugno 1827. Avvocato e storiografo, appartenne ad una nobile famiglia di avvocati e patrioti. Figlio di Domenico Palumbo e Mariannina Antonacci, fu educato nel Collegio dei Gesuiti di Napoli. La divisa (motto) dello stemma familiare era "non lusit spem". Fin dai primi anni della sua giovinezza si mostrò interessato alla storia attraverso i secoli ed in particolare alla conoscenza della storia di Trani. Di animo gentile e poetico, lasciò molti importanti scritti relativi ai periodi più memorabili della storia della patria. Da ricordare, fra tanti altri, "Zaches l'ebrea", ovvero il miracolo eucaristico verificatosi a Trani intorno all'anno 1000; e una raccolta di "Bozzetti storici ", pubblicati a Trani nel 1899. Meriterebbero la pubblicazione altri bozzetti rimasti inediti: I Palagano; La signoria veneta in Trani; La conquista di Ruggero I; L'alleanza delle città autonome di Puglia; I tre secoli della palingenesi di Europa . Sposò Dolorice dei marchesi Sansone, dalla quale ebbe cinque figli. Fu insignito di varie onorificenze da S. M. il re d'Italia. Abitò nel settecentesco palazzo che sorge maestoso a pochi metri dalla darsena comunale, passato poi ai Quercia, avente l'ingresso principale comunicante con l'altro posto in via S. Giorgio, e i suoi lati prospicienti su Piazza Plebiscito e su Piazza Quercia. L'espressione dialettale "Saupe a Palumme" è riferita proprio al palazzo Palumbo e sta ad indicare l'area di Piazza Quercia. Palumbo morì Trani l'11 luglio 1898. A lui è intitolata la Scuola Media Statale attualmente ubicata in via Simone De Bello, e nel 1970 il Comune di Trani intitolò una strada cittadina. Ad un suo discendente Ottorino Palumbo - Vargas fu dedicata la lapide apposta sulla facciata del palazzo Protomastro in Piazza della Repubblica.

 
 

DOMENICO PASTINA: avvocato

Domenico Pàstina nacque a Trani il 25 novembre 1898. Insieme al fratello Nicola (1901-1977) seppe svolgere, all'indomani del settembre 1943, una coraggiosa azione per il ristabilimento di quella libertà di stampa e di pensiero che, soffocata per vent'anni, si voleva continuare a negare al popolo, assetato di giustizia e di libertà. Di agiata e signorile famiglia (avvocato il padre, una Di Scanno dei Marchesi Curci De Nobili di Napoli la madre), Mimì ed il fratello Nicola, avvocato il primo e giornalista il secondo, provenivano da un ambiente in cui per tradizione si coltivavano studi giuridici e si esercitava la professione forense, e in cui l'ideale politico liberale si univa a un costume e ad una educazione d'ispirazione cattolica. Nel 1919, nel primo dopoguerra, tenne un travolgente discorso irredentista nel corso di una pubblica manifestazione "Pro Dalmazia". Negli anni che precedettero immediatamente il fascismo, Nicola fu redattore de "Il Becco Giallo" e de "Il Risorgimento" (edizione del mattino de "Il Mondo"). Avendo conosciuto la fallacia del "fascio" e desideroso di nuove espressioni politiche confacente alla sua educazione cattolica ricevuta ed ai loro ideali di libertà e di giustizia, entrò insieme al fratello Nicola a far parte del Partito Popolare di Don Sturzo. Nel 1924 divenne Segretario Politico della Sezione di Trani. Inserito in uno dei gruppi impegnati nella lotta contro il fascismo, più volte Domenico Pàstina corse il rischio di cadere nelle reti della polizia. Nel 1942 partecipò al convegno clandestino di Firenze, nel corso del quale vari gruppi si costituirono in Partito d'Azione. Dopo l'esperienza romana, il fratello Nicola tornò a Trani e insieme, continuarono a combattere le loro battaglie politiche attraverso il giornalismo. Nel 1943 dettero vita al giornale "L'Italia libera", che mutò poi la testata in quella di "Azione meridionale", la cui direzione fu assunta dal fratello Nicola. Ma ben presto vi fu l'azione repressiva; il periodico fu sequestrato e disposto l'arresto del direttore e dei redattori del giornale, con conseguente deferimento al Tribunale Militare. Nella esecuzione dei predetti provvedimenti, fu arrestato per errore Domenico al posto del fratello Nicola. L'episodio suscitò forti reazioni attraverso una campagna di stampa a livello nazionale, cosa che servì ad ottenere il sospirato ripristino della libertà di stampa, dopo l'armistizio, avendo costretto il governo Badoglio ad abrogare le leggi fasciste sulla stampa. Così i Pàstina poterono continuare le pubblicazioni del giornale che cambiò il nome in "L'Italia del Popolo" di cui Nicola fu il direttore e Domenico autorevole collaboratore. Tra il 1946 ed il 1957 furono pubblicati sulla "Gazzetta del Mezzogiorno" di Bari e su "La Stampa" di Torino, alcuni scritti di Domenico, dimostrando ancora una volta la sua preoccupazione per la gente del sud, per il Mezzogiorno. A Domenico e Nicola Pàstina fu intitolata, nel 1991, la strada che dal civico 91 di via Barletta va fino a via Giacinto Francia.

A cura della dott.ssa Marisa Curci
Nota bibliografica: le notizie sui personaggi sono state desunte da "Per una storia delle famiglie di Trani" di Guido Malcangi in "Il Tranesiere" da "Contributo alla storia del Ginnasio e del Liceo tranesi" di D. Tolomeo in "Il Tranesiere" n. 11/1970 pag. 8, n. 10-11 del 1971, n. 12/1978 pag. 11 e segg., n. 7/8 del 1973 e n. 12/1961 pag. 247.


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