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GIOVANNI BOVIO: giurista,
filosofo e parlamentare
Il filosofo, politico, letterato
Giovanni Bovio, onorato in quasi tutte le città del meridione
con l'intitolazione di vie importanti o di piazze, nacque il 6
Febbraio 1837, da Nicola e da Chiara Pasquini. Trascorse la sua
fanciullezza e la sua giovinezza a Trani, tra le ristrettezze
economiche familiari e l'insaziabile sete di sapere che lo spingeva
a leggere e, grazie ad una memoria prodigiosa, ad assimilare tutti
i libri che poteva, attinenti al mondo classico, umanistico e
filosofico. Viveva dando lezioni private di diritto, di letteratura
e di filosofia, ma, all'età di ventitrè anni, dopo
la pubblicazione del "Verbo novello, sistema di filosofia
universale", dovette trasferirsi a Napoli, dove ebbe come
suo primo amico il venerando giurista Luigi Zuppetta. Sotto il
Ministero Minghetti, nel 1872, superando grandi ostilità
e lotte acerbe, ottenne il pareggiamento della cattedra di Storia
del Diritto all'Università di Napoli e nel 1875 conseguì
la libera docenza nella filosofia del diritto. E' di questo periodo
una sua lettera nella quale, accennando agli esami che dovette
"subire" per poter continuare ad insegnare, ricorda
che "se fosse stato giudice, non avrebbe approvato molti
dei suoi esaminatori". Le sue lezioni all'Università,
armonico compendio di erudizione e di eloquenza, esercitavano
un autentico fascino sui giovani che accorrevano in massa, anche
se appartenenti ad altre facoltà universitarie, per festeggiare
ed acclamare il professore dalla vita socratica. Fu di carattere
adamantino, di una rettitudine intemerata che incuteva rispetto
anche nei suoi avversari ideologici più accaniti e, coerente
sempre con le sue idee, visse la sua vita con calore di apostolo
e di nobiltà di azione. Nel 1876 entrò nel Parlamento,
per il collegio di Minervino Murge e, tranne una breve parentesi,
vi rimase fino all'anno della sua morte, assurgendo al rango di
filosofo della democrazia repubblicana. La sua multiforme attività
può ricevere una caratterizzazione definita, laddove si
colgano i quattro aspetti del suo infaticabile lavoro e della
sua forte personalità: quelli di filosofo, di letterato
e di insegnante, di oratore ed epigrafista, di uomo politico,
che hanno fruttato non pochi "trattati" veri e propri
riconducibili proprio alle sue poliedriche caratteristiche. Tra
queste opere letterarie, degne di tal personaggio, non possiamo
fare a meno di menzionare la tragedia "Urea" (1867),
gli "Scritti letterari" (1875), oltre ad un gran numero
di conferenze ed i suoi numerosissimi articoli letterari, scritti
per i periodici napoletani e di altre città del Mezzogiorno.
Come bene ha scritto il Carlini, la "forma epigrafica"
è la caratteristica delle opere letterarie di G. Bovio,
perché "lo stile concettoso, sentenzioso, dogmatico,
amante dei paralleli e di antitesi, di formule riassuntive, di
frasi corrette e breviloquenti, di definizioni tipiche e scultorie
era l'espressione più naturale della sua mente". Enorme
il successo ottenuto dal Bovio anche come oratore: infatti una
ricca raccolta di discorsi e di conferenze è stata pubblicata,
appunto a riprova della sua "ars oratoria", nel 1900,
col titolo "Discorsi". Infine come uomo politico, Giovanni
Bovio fu repubblicano e, nel tumulto delle idee seguito alla morte
del Mazzini, seppe dare assetto ad un sistema filosofico della
democrazia, che costituì il nucleo fondamentale della sua
dottrina politica. Come parlamentare, s'impose subito all'attenzione
della Camera, acquistando nell'intera Nazione la fama meritata
di eloquente oratore. Quando la Camera dei Deputati era divisa
da forti contrasti di opinioni, spesso gli interventi di Bovio
valevano a riportare negli animi calma e serenità. Nel
tumultuoso periodo degli scandali bancari, egli fece parte, sia
pure riluttante, della famosa Commissione d'inchiesta, presieduta
da Ennio Mordini. Possiamo attribuire alla sua attività
di uomo politico i seguenti scritti: "Vetrina dei partiti
politici in Europa-Uomini e Tempi" (vi si giudica con arguzia
e serenità, gli uomini politici del tempo) e i "Discorsi
politici illustrati da una dissertazione sul diritto di punire".
Va sottolineato anche che forni', dalle sue opere drammatiche,
soggetti per musica, e a questo proposito vanno ricordati i suoi
lavori: Cristo alla festa di Purim musicato da G.Giannetti (Rio
de Janero, Teatro Lirico, 16 Dic. 1905) riproposto al Vittorio
Emanuele di Torino (3 dicembre 1905) e al Real Madrid (26 febbraio
19911). Scrisse ancora per il teatro Giordano Bruno, azione drammatica
(1869) e le Scene Attiche de Il Socrate (Roma, 1902). Il Socrate
fu dato al Teatro Comunale la sera del 12 Gennaio 1902, in serata
di gala, alla presenza dell'autore in visita ufficiale a Trani.
Il giorno prima, ne aveva diretto personalmente le prove, complimentandosi
con gli interpreti. La domenica sera poi assistette dal palco
reale, in compagnia del sindaco Carlo Neacha e di Ferdinando Lambert,
tra le ovazioni calorose della platea. A fine rappresentazione
gli fu offerto un pranzo di onore, in cui erano in 195 a sedere
a tavola, fra un succedersi di brindisi a cui Bovio rispose con
il suo magistrale Saluto a Trani. Dopo aver fatto trepidare l'Italia
per un lungo periodo, a causa delle sue condizioni di salute,
Giovanni Bovio muore a Napoli il 15 Aprile 1903.
Di sua composizione è l'inno "Salve
o Trani!" inciso su una tavola marmorea collocata nella Villa
comunale:
Salve o Trani!
Quella tua lingua di terra entro il
mare con un monastero alla punta
è come una vedetta sullavvenire la
torre del tuo duomo si slancia nel
cielo azzurro come un ideale i due
moli del tuo porto sincurvano come
braccia che stringono una civiltà
Il tuo orto pubblico manda un
Saluto floreale alloriente.
Il tuo popolo pulsa la terra che
non è arida se si veste di pampini i
tuoi uomini sono forti perché sono
tolleranti le tue donne ricordano
il profilo pelagico smentiscono la
leggenda della nostra inferiorità di
razza.
Salve o Trani!
Nel 1799 generasti i martiri che sui
patiboli consacrarono la libertà
dopo il 1848 empisti di galantuomini
le galere nel 1860 salvasti la
libertà irrompente da Quarto a
Marsala salve per le tue memorie
romane per le tue tavole marittime
per gli antichi sedili per la giovinezza
onde ti rimoderni nella
civiltà salve per lavvenire
salve mater se la tua antichità
traduci in una giovinezza perfetta.
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